Per il regista americano Tim Burton questo è decisamente un periodo di grandi successi. Con l'attesissimo Alice nel paese delle meraviglie ancora fuori dalle sale, ecco che il visionario autore della Fabbrica di Cioccolato è pronto per una lunga retrospettiva al MoMA di New York.
Dal 22 novembre 2009 al 26 aprile 2010, il terzo piano del museo ospiterà una mostra di più di 700 opere che ripercorrono l'immaginario visuale di Burton dai suoi primi disegni d'infanzia fino a quelli della maturità: l'esposizione presenta una serie di lavori concepiti durante la produzione dei suoi film, e un vasto numero di progetti mai realizzati, sia per il cinema, sia durante la sua esperienza di grafico e studente. Ecco allora disegni, dipinti, storyboard, brevi video, pupazzi, modellini, costumi e molto altro, per lo più inedito. In visione anche proiezioni retrospettive dei suoi film e di una serie di lavori che sono alla base della sua "formazione" estetica, come Jason and the Argonauts (Don Chaffey, 1963), Frankenstein (James Whale, 1931), e The Cabinet of Dr. Caligari (Robert Wiene, 1920). La maggior parte dei disegni e degli schizzi appartengono ad un incessante itinerario artistico, una sorta di diario visuale che Burton ha da sempre mantenuto. Grazie a questo filo conduttore, è possibile osservare i cambiamenti, i miglioramenti ma anche le costanti, le riprese e i feticci di un regista particolarissimo.
"Non sono cresciuto in una vera cultura dei musei" ha affermato il regista durante la conferenza stampa al Museum Of Modern Art, nel cuore di Manhattan. "Penso che il Museo delle Cere di Hollywood sia stato il mio primo museo. In più, direi proprio che ha avuto più impatto su di me la serie televisiva degli anni sessanta The Beverly Hillbillies, piuttosto che Eric Rohmer. Anche l'animazione dell'est Europa in TV alla domenica mattina ha plasmato la mia prima creatività, prima di cercare altri punti di riferimento."
Il direttore del museo Glenn D. Lowry e il curatore Ron Magliozzi hanno accolto l'inconsueto ospite come un moderno Andy Warhol la cui arte spazia nelle più diverse discipline: l'unica differenza tra i due sarebbe che i lavori dell'artista della Factory sono quasi tutti ben noti, mentre quelli di Burton sono ancora sconosciuti. "Conoscendo ora bene il lavoro di Tim, e avendo avuto l'opportunità di fare esperienza dell'intera gamma delle sue possibilità artistiche, sono certo che il paragone è più che appropriato", ha affermato il direttore della mostra Raj Ray durante un'intervista con IndieWIRE. Come Warhol non è mai riuscito a raggiungere un successo di massa con la sua produzione cinematografica, lo stesso vale per l'arte di Burton". La ragione di una tale "direzione della fama" sta più nel fatto che "questi due personaggi hanno sempre avuto un ruolo guida nei loro ‘primi campi di preferenza', piuttosto che per questioni di merito o qualità."
Annunciando la mostra di Tim Burton, il MoMA ha proiettato alcune scene del suo rarissimo adattamento di Hansel e Gretel, del 1983. Tra le tante insolite ma consuete stramberie burtoniane della clip, anche una strega con un bastone uncinato di zucchero e i due bizzarri fratelli, che non hanno treccine bionde e lentiggini, ma sono interpretati da due bambini asiatici.
Considerando questa mostra come la vetrina monografica più completa di Tim Burton, il direttore del museo riprende il filone espositivo che aveva presentato negli anni passati le opere di altri cineasti, come il primo episodio del 1939 con il lavoro di George Melies, fino ai giorni nostri, quando le sale del MoMa hanno ospitato una popolarissima raccolta delle produzioni Pixar.
Clara Miranda Scherffig
(16:29 - 30 lug 2009)