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00:22 - 11 marzo 2010
Home > Interviste > Twister - Intervista a Chiara Dynys
Chiara Dynys è nata a Mantova nel 1958. Per Twister ha realizzato "Dietro di Sé", installazione nel giardino di Villa Panza a Varese. Vive e lavora a Milano
Cosa ti ha attratto del progetto Twister quando sei stata chiamata a parteciparvi?
Mi ha attratto innanzitutto la motivazione principale di questa iniziativa. Ho sempre pensato si dovesse realizzare un lavoro del genere in Italia. Ho sempre ammirato e seguito iniziative come Skulptur Projekte di Münster, dove le istituzioni commissionano agli artisti dei lavori nei luoghi, in modo che ogni artista possa costruire un progetto ad hoc per uno spazio e dare alle persone la possibilità di fare un tour artistico. Un altro punto di forza è poter visitare una regione come la Lombardia e vederla attraverso gli occhi degli artisti. Questi musei sono dislocati su tutto il territorio della regione e ci chiamano a riflettere sul territorio. C'è quindi una doppia motivazione: quella di valorizzare il territorio, di dare l'opportunità alla gente di costruirsi un percorso nuovo e inedito e quella, per gli artisti, di lavorare su committenza pubblica, che è una cosa che non si fa spesso, soprattutto in Italia.
Com'è stato il confronto con le opere della collezione di Villa Panza, per la quale hai progettato Dietro di sé?
Ho visitato Villa Panza agli inizi del mio lavoro d'artista e sono stata molto colpita da quello che era il modo di questi artisti di trattare gli spazi e di trasformarli attraverso la luce, materiale inconsistente che ci accompagna e ci avvolge. Quella prima visita ha modificato molto la mia percezione dello spazio, perché a quel tempo non avevo mai visto dei lavori come quelli di Dan Flavin o di James Turrell. In seguito, sviluppando il mio linguaggio, ho usato sempre di più materiali che interagissero con la luce costruito pian piano un'idea di luogo e ambiente e trasgressione dello spazio fisico. Nel caso del lavoro precedente a questo, voluto da Panza, ho addirittura costruito una stanza che trasforma la nostra percezione attraverso il cambiamento del colore nello spazio ogni dieci secondi. Questa è la seconda esperienza nella cornice magica e importante di Villa Panza, ma questa volta all'esterno. Il mio percorso è quello di costruire dei luoghi, quindi in qualche modo ho costruito una stanza anche all'esterno, ma una stanza dentro una stanza, sfruttando il tempietto neoclassico nel giardino della villa.
Quale, tra le opere degli altri dieci artisti, ti ha colpito maggiormente?
Mi è piaciuta molto quella di Massimo Bartolini, perché è un lavoro che parla su molti livelli. Parla del luogo, parla di noi che non sappiamo stare in un luogo, del perimetro che è illusorio e allo stesso tempo invalicabile e anche fragile.
Stefano Ferrari
(15:44 - 26 ott 2009)