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07:46 - 01 agosto 2010


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Il gallerista risponde: Andrea Sirio Ortolani di Osart Gallery

Osart Gallery nasce nei primi mesi del 2008 da un'idea di Andrea Sirio Ortolani, giovane gallerista, che attraverso un lavoro di ricerca sull'arte degli anni 60-70 propone un'accurata selezione di artisti che hanno segnato la storia attraverso tematiche e linguaggi innovativi. L'Osart Gallery ha avuto la possibilità in questo breve arco temporale di presentare le opere storiche più significative di artisti quali: Vito Acconci, Vincenzo Agnetti, Antonio Dias, Ketty La Rocca, Duane Michals, Claudio Pamiggiani, Aldo Tagliaferro, Franco Vaccari. Inoltre, si impegna nella selezione di giovani artisti attraverso la realizzazione di progetti selezionati: infatti la galleria ha scelto di sviluppare annualmente un numero limitato di mostre d'arte contemporanea. Nell'aprile del 2009 ha presentato la prima personale in Europa dell'artista afroamericano Titus Kaphar - in mostra contemporaneamente presso Seattle Art Museum - proponendo alcuni dei suoi lavori più significativi. Nel gennaio 2010 inaugura la mostra "Women Painters From Five Continents", curata da Daniela Palazzoli, che presenta in Italia importanti opere di: Rosson Crow, Hayv Kahraman, Iva Kontic, Chung Suejin, Ruby Williamson, Lynette Yiadom-Boakye.

Sappiamo che l'arte è di famiglia: tua madre è Daniela Palazzoli, nota studiosa e teorica dell'arte contemporanea, nonché insegnante presso l'Accademia di Brera (della quale fu anche Direttrice nella seconda metà degli anni Ottanta); Tiziano Ortolani, tuo padre, fu invece un grande esperto di manoscritti, libri antichi, incunaboli, stampe e disegni antichi. La tua scelta, quindi, di aprire una galleria è stata consapevole o, come dire, di circostanza?
E' vero, l'arte è di famiglia, ma la scelta di aprire la mia galleria è diventata effettiva solo alla morte di mio padre, avvenuta circa tre anni fa (fine 2006). Mi sono detto "la vita è una sola, stavolta lo faccio seriamente". Prima di questo grande passo nell'universo dell'arte ho fatto tutt'altro: Mi sono laureato nel febbraio 2004 in Economia dei Mercati e delle Istituzioni Finanziarie all'Università Bocconi di Milano. Mi sono, quindi, avventurato del mondo del financial banking lavorando come broker, proseguendo quello che era stato il mio cammino di studi. Era un lavoro interessante, ma forse troppo alienante. Da lì passai ad una banca d'investimenti, la Deutsch Bank, facendo servizi per l'estero. Per poi finire la mia esperienza in campo economico come consulente nel ramo banking in Accenture. Il mio interesse non fu però catturato appieno, anche se una realtà aziendale così grande mi diede un'impronta manageriale indubbia. Consapevolmente mi resi conto che lavorare "per qualcuno, sotto qualcuno" non rientrava nel mio modo d'essere; il mio destino da dipendente, quindi, doveva finire. Ho così fondato nel 2006 una società con quattro soci fondatori, la Soccer Fever, che organizza eventi sportivi per squadre amatoriali di calcio ed aziende. Qui le mie doti organizzative e le mie capacità relazionali iniziavano ad emergere ed essere sfruttate appieno. L'arte, la conoscenza dell'arte, in tutto questo tempo non è mai mancata.

La svolta è avvenuta nel 2008, quando nasce Osart. Quali presupposti teorici ci sono alla base?
Come dicevo, mi sono avvicinato all'arte per amore, per passione, per istinto. Per aprire Osart ho fatto tanta ricerca, soprattutto viaggiando e studiando, e non smetto mai di farne. Il mio "background culturale" è diventato sempre più vasto e aggiornato, rimanendo comunque fedele ai miei gusti, a ciò che attrae il mio occhio. L'opera non deve essere "di moda", ma deve dirmi qualcosa, deve avere una sua narrazione sussistente; non deve essere pura comunicazione. Io sono appassionato dell'arte degli anni Settanta italiana, americana ed inglese. L'arte antica l'ho conosciuta attraverso gli occhi e le parole di mio padre. La storia dell'arte moderna e contemporanea sono state, invece, "territorio" di mia madre che mi ha insegnato molto. Mio nonno era un grande gallerista di Vedova, Burri, Fontana, Yves Klein, fondò la Galleria Blu qui a Milano. Insomma il mio avvicinamento all'arte è stato del tutto naturale. La storia della mia famiglia, è anch'essa storia dell'arte.

Quindi cos'è per te l'arte contemporanea oggi, sebbene il termine "contemporaneo" costituisca, già di per sé, un problema di definizione.
Sicuramente usare il termine "contemporaneo" è controproducente ed equivoco: l'arte è sempre stata contemporanea a se stessa. L'arte di oggi è partita da quella di ieri, ma non se ne è mai distaccata totalmente quindi non si può effettuare una censura a nostro piacimento, quando questa effettivamente non c'è mai stata.
È più intelligente parlare di com' è l'arte oggi, non di qual è o di che cos'è. La nostra è un'epoca dominata da una globalizzazione onnipresente che non risparmia neanche l'arte. Quindi noi, come galleristi, non possiamo limitarci a dare voce solamente ad un'arte "locale", ma piuttosto puntare su un'arte "glocale".

A questo proposito la tua mostra Women painters from five continents, una collettiva tutta femminile dedicata alla pittura in senso più stretto con uno sguardo del tutto internazionale. Forse l'arte italiana degli ultimi anni sembra rimanere un po' sotto tono? E se così fosse, meglio guardare all'estero? Quali paesi oggi sono particolarmente fervidi dal punto di vista artistico?

Guardare al resto del mondo oggi è fondamentale. L'Italia purtroppo rimane, per mentalità, chiusa in se stessa, non solo nell'ambito artistico. Gli artisti risultano molto spesso provinciali e con poco materiale artistico, e di conseguenza comunicativo, tra le mani; questo li rende sterili. Ovviamente ciò non toglie che ci siano ottimi artisti italiani di notevole interesse. Io non sono un esterofilo. Oggi, però, l'attenzione deve essere focalizzata anche sui nuovi mercati che non sono tali solo dal punto di vista economico ma anche, e soprattutto, da quello culturale ed artistico.
Gli Emirati Arabi, per esempio, stanno tirando fuori una nuova generazione d'artisti molto comunicativi perché fortemente stimolati dalla situazione socio-economica del loro paese.

Tornando alla tua galleria, ti sei occupato soprattutto di pittura e di fotografia. Cosa ne pensi di forme artistiche specifiche unicamente del contemporaneo, quali performance ed installazioni?
È vero la pittura e la fotografia sono una mia grande passione, ma insieme ad esse i nuovi linguaggi, come quello della performance, possono dialogare creando qualcosa di innovativo e molto comunicativo che non dimentica le tecniche più tradizionali del fare artistico. Con la mostra del 2008 Foto, Tempo, Creatività l'artista Fabio Sandri ha realizzato proprio una performance all'interno della galleria, coinvolgendo il pubblico, facendolo entrare fisicamente nell'opera d'arte, nella fotografia che viene impressa proprio in quel preciso momento. In una parte della galleria, trasformata per l'occasione in camera oscura, Sandri rileva lo spazio/ambiente tramite il grande lenzuolo di carta fotografica che viene impressionato con il coinvolgimento del pubblico. 'Ingombrocavo' non era un'opera immediatamente e totalmente visibile. L'opera venne poi messa in esposizione per permettere a tutti di capire e gustare il risultato materico ed estetico di cui alcuni sono stati parte e forza creatrice. Trovo che la performance, come linguaggio artistico contemporaneo, possa essere un valido mezzo espressivo solo se sostenuto da un'idea di fondo valida che deriva da una ricerca duratura e pertinente dell'artista stesso. Come si dice, meglio la qualità che la quantità.

Parlando di qualità e quantità, nella tua galleria quanti artisti vanno in mostra in un anno?
Come ti dicevo preferisco puntare sulla qualità quindi mediamente propongo quattro progetti l'anno che rimangono in mostra per circa due mesi. Questo permette non solo agli addetti al settore di recepire e conoscere l'artista in mostra, ma anche ai fruitori meno esperti e preparati di poter venire a vedere l'esposizione non appena ne sentono parlare.

Una tua fortuna è forse quella di trovarti in una zona di Milano, P.ta Romana, piuttosto strategica. Una scelta di certo non casuale.
Sicuramente ho scelto questa zona volutamente. Ho trovato lo spazio; mi piaceva ed il fatto che la via (Via Fogazzaro) sia quella della Fondazione Prada non guasta. Cercavo una location luminosa, con spazi geometrici non troppo articolati, capaci di accogliere ogni volta le diverse esigenze dell'artista. Non ho voluto precludermi a priori una sistemazione piuttosto che un'altra, per esempio un interno o un cortile, io volevo semplicità, linearità e luce -la white cube per eccellenza- e l'ho trovata.

Fiere: ne hai già fatta qualcuna? Miri ad entrare nelle big?
Io penso che le fiere siano fondamentali, perché mi rendo conto che oggi la realtà della galleria, intesa come luogo d'affari, viene vista un po' in secondo piano rispetto alla fiera stessa. Ovviamente bisogna prima farsi le ossa e sfruttare la galleria per attirare contatti, per far capire il tipo di linea che la galleria intende proporre. In galleria io posso e devo proporre unicamente ciò che piace a me; non ho nessun tipo di restrizione o categoria da rispettare. Per una galleria giovane spesso ci sono forti limitazioni all'ammissione all'interno delle fiere, sia per quanto riguarda la composizione dello stand, sia per quanto riguarda la selezione da parte dei vari comitati che non sempre giudicano su base meritocratica. A mio parere la crescita, anche all'interno delle fiere, deve essere costante; partendo da fiere comunque di buon livello, per sperare di arrivare a quelle internazionali e rinomate come Frieze, Basilea. Soprattutto se la galleria è neonata.Osart ha esposto alla fiera di Verona, per esempio, dove ha riscosso un ottimo successo.

Galleria, nuove tecnologie e comunicazione: il sito internet di galleria è ormai diventato un "passaporto virtuale" per farsi conoscere. È possibile immaginare un futuro dove le opere d'arte verranno vendute tramite un sistema di e-commerce come e-bay o yoox basato su aste con compratori virtuali e sconosciuti?
Forse un discorso del genere potrebbe essere plausibile parlando di opere d'arte storicizzate, quindi maestri indiscussi della storia dell'arte soprattutto passata e moderna. Chi compra deve conoscere ciò che sta comprando, soprattutto per investimenti di denaro così cospicui. Difficile sarebbe immaginare una vendita unicamente on-line di artisti emergenti e quindi con pochissime garanzie. Inoltre il problema dei falsi e delle frodi diventerebbe più difficile da gestire. In definitiva il rapporto tra gallerista e collezionista dovrebbe, secondo me, rimanere tale, diretto, basato sull'amicizia e sulla fiducia, ma anche sulla trattativa fatta a tavolino. È anche questo il fascino del nostro lavoro. Il problema da affrontare in un futuro prossimo, se non ora, piuttosto, sarà quello di gestire e tamponare il "cannibalismo" delle case d'asta nei confronti delle gallerie. Questo è un pericolo, le gallerie vengono tagliate fuori. L'unica nostra arma è, come ho già detto, la ricerca continua e approfondita che le case d'asta non fanno. Questo è il mio personale punto di forza.

Sei un manager, hai già due società fondate all'attivo, hai l'economia che ti scorre nelle vene. Pensi che Osart oltre ad essere un punto di partenza possa diventare il tuo punto di arrivo; o invece hai già in mente qualcos'altro?
Osart è stato un mio grande traguardo che ha messo in luce le mie capacità imprenditoriali e la mia passione, ma non credo proprio sarà l'ultimo. Chi lo sa, io sono una persona che ha sempre voglia di cambiare.

martina barbaro

(17:41 - 11 mar 2010)

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