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07:52 - 01 agosto 2010


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Intervista a Claudio Composti di MC2

Claudio Composti (figlio di Gianfranco Composti fondatore, assieme a Franco Toselli, della Galleria Cà di Frà di Milano) è sempre stato circondato nell'arte, se ne occupa fin da quando aveva ventitrè anni. E a tal proposito afferma: arte, libri, quadri, oggetti d' antiquariato, sono la mia passione, li sento nel mio dna. La cultura, i libri, sono alla base di qualsiasi cosa, ti permettono di sentire tutto in modo diverso; l'esperienza poi ti da qualcosa che i libri non ti possono dare, perchè devi annusare l'aria e le situazioni, parlare con la gente, farti conoscere. Per me questo è fondamentale: farsi conoscere, conoscere, vedere e soprattutto vedere le mostre "brutte". "Io ho avuto il privilegio di seguire Franco Toselli e mio padre. Loro hanno fatto la storia dell'arte italiana: hanno avuto la fortuna di imbattersi con i migliori artisti in tempi non sospetti, sono stati una guida eccezionale per me. Toselli mi ha insegnato l'allestimento, l'importanza che ne deriva, la sensibilità nelle situazioni. Questo è stato l'incipit che mi ha spinto, perché, ad un certo punto, è arrivato il momento in cui ho avuto il bisogno di andare, vedere, toccare con mano, capire.

Oggi nel gallerista lo scopo economico (che è fondamentale) viene prima del l'approccio intellettuale al lavoro. Ormai il gallerista è diventato un commerciante d'arte, ovvero un venditore non un estimatore di quadri, che è un'altra cosa. Il modo stesso di fare arte e di proporla è cambiato, oggi internet ti permette di abbattere i filtri di spazio e tempo, tutto è sotto gli occhi di tutti. Una volta, per colmare le distanze, dovevi muoverti per proporre un lavoro, gli artisti che arrivavano nelle gallerie erano di meno".

Qual è la storia della MC2 Gallery? Quando hai deciso di aprire una galleria tua, di essere indipendente dalla storia che hanno fatto Composti e Toselli della Cà di Frà?
La MC2 nasce nel maggio 2009 con il mio socio, Vincenzo Maccarone, conosciuto un anno e mezzo prima, e col quale è nato questo progetto di intraprendere un percorso comune. Per tradizione di famiglia, dodici anni in Cà di Frà, e negli ultimi anni, come è naturale, c'è stato scontro generazionale con mio padre, che ha fatto la "sua" storia dell'arte, così io ho avuto l'esigenza di fare un mio percorso. Le coincidenze mi hanno portato a conoscere questo mio socio, nonché collezionista, fin da giovanissimo, che mi ha proposto di aprire una galleria, cosciente di non saperla gestire lui, in quanto proveniva da tutt'altro ambiente.
Abbiamo lavorato per far combaciare le esigenze, le decisioni e le aspettative, poi trovato questo spazio, abbiamo aperto facendo un lancio nel vuoto.


Che cosa vi ha spinto ad aprire la galleria proprio in questo periodo di particolare crisi economica?

Secondo me, in questo periodo di crisi, si aprono delle chance che non si riuscirebbero a trovare nei momenti in cui funziona tutto, un po' per i prezzi, un po' per le situazioni (già affermate) c'è un muro compatto. Nel momento in cui, con la crisi, si apre questo muro, si creano degli spiragli che non sarebbero possibili in altri momenti, e comunque il coraggio di farlo in momento di crisi ti da delle opportunità. In questo modo, quando riparte la macchina, sei già in pista.

In questo momento i nomi dei grandi musei sono uniti dall'uso di acronimi, che rendono più veloce l'identificazione di uno spazio. Perché voi avete scelto questo nome per la galleria?
Casualmente sono le iniziali del nostro cognome Maccarone e Composti. In realtà il nome nasce dalla formula di Einstein E=Mc2 (senza la E di energia) ovvero: la massa per la velocità al quadrato. L'ho voluta chiamare così, sia per non identificarla con me o qualcuno in particolare, ma per identificare uno spazio neutrale, che desse l'idea delle sinergie, in quanto scambi, perché da soli non si va da nessuna parte.
Per di più nasce come luogo in cui vorrei che ritornassero a vivere gli artisti, gli scrittori, i giornalisti, chiunque abbia da scambiare idee, diventando un contenitore neutrale in cui, oltre le mostre, si creano eventi, in cui si mischiano le arti che siano cibo, musica, pittura, sempre di buona qualità. Credo che quando parliamo di Arte cambi solo la forma però i contenuti riescono a integrarsi, scambiarsi. I linguaggi cambiano, ma è il messaggio che deve passare. Vorrei veramente che qui tornassero ad esserci gli artisti, o chi fruisce l'arte a 360°, collezionisti, amanti dell'arte del bello. Vorrei che venissero qua anche solo per una chiacchierata per vivere MC2 (e, quindi, diventano in quel momento MC2) alimentando qualcosa di invisibile che è però la sostanza di MC2 cioè gli scambi di idee. Vorrei riuscire a mischiare le tecnologie di oggi, che non vanno assolutamente rinnegate, anzi, bisogna imparare ad unire quello che abbiamo oggi, le capacità strepitose di internet, con un supporto che dev'essere, permettimi la parola grossa, intellettuale. Riuscire a mischiare il bello con l'intellettuale, perché una mostra non deve essere pesante, noiosa o impegnata politicamente e socialmente. Può essere bellissima, divertente e leggera però legata a una tematica della vita reale.

Considerata la posizione di Milano con i dovuti vantaggi e svantaggi, quali sono le difficoltà che devi affrontate anche se hai una pluriennale esperienza nel campo artistico?
Pubbliche relazioni e solida base economica, soprattutto per resistere in momenti come questo, devi essere capace di rimanere fermo e continuare a investire i soldi. E avere la perspicacia per creare collaborazioni a costo zero e avere degli sponsor.
La bravura sta nello spendere meno possibile mantenendo la qualità alta, però, quando ci sono delle spese da affrontare si devono fare. Se hai degli artisti di una certa "notorietà" devi organizzare degli eventi collaterali, anche se spesso il più grande artista è anche il più semplice, ti chiede meno cose, al contrario di uno giovane appena arrivato.
I pochi soldi investiti in cultura sono il problema dell'Italia, in quanto il nostro Paese è stato colonizzato e non colonizzatore. All'estero, da sempre, impongono ed esportano il loro "brand" e, quando arrivano, impongono il loro dna, la loro cultura e quindi costruiscono una struttura in cui sono le istituzioni stesse che spingono l'arte fuori dal proprio Paese. Noi siamo gli unici che importano e non spingono la propria cultura all'estero. Dovremmo essere in grado di trovare delle istituzioni che supportano una "scuola italiana" che sia di fotografia, pittura, nuove proposte, che investono e capiscono che la cultura è anche economia. Napoli, con Torino, è il posto più contemporaneo che c'è in Italia. Milano non ha un museo d'arte contemporanea e, con tale mancanza, ha certe difficoltà a invitare un artista internazionale. Questo vuol dire che ci sono dei problemi, che manca qualcuno che riesca a sbloccare la situazione culturale italiana. Dovremmo imparare da altri Paesi in cui si è educati, fin da piccoli ad usare la città come centro di attività culturali, come il museo, che non è inteso quindi come mausoleo, ma come centro di attività didattiche per grandi e piccoli.

Qual è il consiglio che dai a chi volesse aprire una galleria?

Sicuramente bisogna avere molto capitale da investire inizialmente, perchè solo per mantenere una galleria ha delle spese: affitto, la persona che ci lavora, la luce. Stando fermi ti servono 10-15 mila euro al mese senza fare niente, però quando riesci a resistere crei l'invalutabile, crei bellezza, cultura e noi cerchiamo di farlo così.
Randy Bausch, matematico, in una delle sue ultime lezioni ha detto che "la fortuna è quando la preparazione incontra l'opportunità". Per arrivare a ciò devi avere anche il coraggio di farlo, io ho lasciato un luogo sicuro per creare qualcosa di mio.
Il 99% di questo lavoro è il contatto umano, quello che apparentemente è il tempo buttato, quindi bisogna sempre fare pubbliche relazioni. Se rimani fermo nella tua galleria non succede niente, ti devi inventare ogni giorno, il che è il bello di questo lavoro, in cui ci sono dei periodi morti e altri periodi in cui devi fare mille cose in un giorno. Vivi sempre in modo diacronico, devi pensare sempre a quello che ci sarà tra un anno, organizzarti per tempo.
Fare il gallerista è anche una lavoro "psicologico" in quanto sei a contatto col pubblico. Ogni volta devi prendere misura secondo chi hai davanti, devi saperti rapportare. Devi capire se quelle persone hanno piacere a scambiare due parole per avere informazioni sulla mostra, o se preferiscono rimanere da soli.
Il bello per me è riuscire a contaminare i giovani collezionisti. Oggi il target è differenziato in due categorie: ci sono gli "spot" che sono i benestanti giovani, che hanno una casa bella, fatta dal miglior architetto, con una parete vuota e che cercano l'opera che sta bene anche con il divano; dall'altra parte ci sono i veri collezionisti giovani con i quali crescere, ai quali presenti l'artista, con i quali instauri anche un rapporto d'amicizia, capisci il loro gusto e nel tempo li educhi, li aiuti, fai loro da guida. Diventi quello che io chiamo il P.A.T. personal art trainer, che è quello che faccio io con i miei collezionisti giovani. Possiamo chiamarla educazione sentimentale, è il gusto del bello.
Inoltre il gallerista deve parlare con i propri artisti, deve sapere come nasce un lavoro e conosce la sua storia, sapere cosa c'era prima e dove sta andando.
Sono tante sfumature che io ho imparato da mio padre e da Franco Toselli. Una cosa che mi ha sempre detto mio padre è: questo è il lavoro più bello del mondo perchè ti permette di stare a contatto con le più belle teste della tua generazione!

Progetti in cantiere?

C'è un grande progetto che vorremmo realizzare entro la fine dell'anno. Si tratta di una mostra dedicata al fondatore della danza Ankoku butoh (abbreviata in butoh) Kazuo Ohno, ballerino di ormai 103 anni. Ohno è stato fotografato da grandi artisti fin dagli anni sessanta e, con la raccolta di queste, faremo questa mostra invitando qui il figlio, anche lui ballerino butoh. A ottobre faremo una mostra sulla fotografa Vanessa Winship. Poi continueremo con in nostro percorso di giovani artisti, mischiando vari nomi internazionali.

Olga  Sgobio

(12:04 - 19 mar 2010)

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