Perché una mostra come "Italics" oggi? L'idea alla base di "Italics" è scaturita da un lato dal bisogno di celebrare 40 anni di complessità e contraddizioni nel panorama artistico dell'arte italiana, dall'altro dalla necessità di riflettere sul perché una realtà così ricca sia stata spesso sommersa dalle maree del mondo dell'arte contemporanea internazionale.
Quali sono le ragioni per cui l'arte italiana è rimasta circoscritta, tanto da essere avvolta dal mistero per i curatori dei musei e i critici che operano al di fuori del paese? Recentemente il New York Times ha pubblicato un ampio articolo di Michael Kimmelman sulla scena artistica italiana in cui sono sottolineate chiaramente sia le opportunità mancate che l'inesauribile vitalità del mondo dell'arte italiana e del suo disomogeneo sistema di musei. Il fatto stesso che una mostra di questa entità, con 107 artisti in mostra e oltre 250 opere non sia presentata da un' istituzione pubblica italiana, ma da una nuova realtà privata come Palazzo Grassi a Venezia, e successivamente al Museum of Contemporary di Chicago, che ha sostenuto il progetto fin dagli inizi, la dice lunga sul malfunzionamento del contesto in cui gli artisti italiani hanno dovuto, negli ultimi 40 anni, lavorare, sviluppare e maturare i loro linguaggi creativi personali ed esclusivi.
Perché il 1968? Per diverse ragioni. Il 1968 è il primo anno della storia moderna ad assistere, sotto diverse forme e aspetti, a un fenomeno sociale e politico su scala globale. In tutto il mondo, dalla Francia all'Italia, alla Cina, al Messico e al Giappone, le società civili e le loro nuove generazioni di cittadini avvertono il bisogno di una trasformazione radicale delle istanze che regolano le loro vite, dalle università, alle fabbriche e alle strutture politiche. Il 1968 è l'anno con cui termina la sua indagine "Italian Metamorphosis", altra mostra di riferimento allestita al Guggenheim Museum di New York nel 1995, curata da Germano Celant. "Italics" raccoglie simbolicamente il testimone da quella mostra per continuare la storia da un diverso punto di vista, meno lineare e organizzato, più come un rizoma da cui sono nate molte radici diverse, cresciute in molte direzioni diverse. Il 1968 è anche l'inizio di un nuovo capitolo della cultura e della storia italiana, la fine del boom economico e l'avvento di un periodo fatto di molte contraddizioni la più evidente quella fra tradizione e rivoluzione. L'arte italiana è sempre stata trainata da queste due forze, una incatenata al passato e l'altra ansiosa di proiettarsi nel futuro.
Da Ghiberti e Brunelleschi, al futurismo, a De Chirico, agli artisti dell'Arte Povera, a una figura come Guttuso, fino a Cattelan e Vezzoli questa tensione fra conservazione e trasformazione è sempre esistita.
Il 1968 ha evidenziato il peso della tradizione che stava frenando la trasformazione della cultura italiana, ma non è riuscito a trovare il modo di spogliarsi per sempre del passato.
"Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione, 1968-2008" è un viaggio attraverso 40 anni turbolenti, alla ricerca di una risposta nelle opere di grandi maestri, nuovi nomi, artisti dimenticati, sconosciuti o altri trascurati. "Italics" vuole essere un viaggio aperto, un'occasione non tanto di trovare una risposta, quanto forse di sollevare ancor più domande e dubbi. Non è una panoramica tesa a stabilire una netta divisione tra chi è compreso e chi è escluso, ma piuttosto un'esplorazione del perché l'Italia sia sempre stata, per molti anni, una realtà sospesa sulla soglia di un mondo più vasto. "Italics" è stata pensata come veicolo per trasportare lo spettatore in un territorio che sembra solo apparentemente familiare, ma che in realtà, in molte delle sue zone, rimane inesplorato.
La domanda finale di "Italics" è perché gli artisti italiani si siano spesso smarriti senza ottenere quel doveroso riconoscimento mondiale che la mostra spera di poter finalmente offrire. Il successo di "Italics" dipenderà dalla sua capacità di aprire il campo a molte possibile risposte e molte altre possibili domande.
Francesco Bonami
Museo: Palazzo Grassi | Città: Venezia (VE)
Tipologia: Collettiva
durata
dal 27/09/2008 al 22/03/2009
giorni e orari
dalle ore 10 alle ore 19. Chiusura della biglietteria alle ore 18.
chiusura
il martedì e nei giorni 24,25, 31 dicembre 2009 e il 1 gennaio 2009
Vivaticket
biglietti
ingresso 15 euro con audio guida /10 euro senza audio guida.
riduzioni
Ridotto 1 : 12 euro con audio guida / 8 euro senza audio guida (gruppi di adulti - minimo 15 persone, residenti nel Comune di Venezia) Ridotto 2 : 10 euro con audio guida / 6 euro senza audio guida (gruppi scolastici, giovani da 6 fino a 18 anni, studenti
curatori: Francesco Bonami
catalogo: Electa-Mondadori
ufficio stampa: Paola Manfredi
Vuoi essere avvisato ogni volta che viene pubblicata una mostra che si svolge a Venezia? Attiva il servizio