Voler misurare l'appartenenza di un oggetto al contesto in cui è inserito, implica la determinazione e la considerazione di un paesaggio. A prescindere dalla sua entità e dalle sue dimensioni.
La capacità di trasformarsi del paesaggio, fa in modo che spazio e tempo coincidano in ogni istante nella sua forma presente, in tutto necessaria perché senza residui, e soprattutto incapace di ricordare quello che è stata.
La cancellazione provocata da un processo di trasformazione, dove il tempo è libero di agire in assenza di intenzioni, somiglia alla nostra capacità di dimenticare le fonti una volta che il dato è stato assorbito in un pensiero. Si tratta di un ordine di tipo naturale. Se non altro per una certa forma di indifferenza.
Di altra categoria la cancellazione per giustapposizione, per accumulazione, per devastazione.
In Storia Naturale della Distruzione W. G. Sebald riporta che ‘in base all'altezza delle piante cresciute sopra le rovine, si poteva dedurre la data del bombardamento. Era un problema botanico [...]'.
C'è chi sostiene che solo un disastro oggi possa provocare effetti paragonabili alla lenta azione del tempo.
Nel presente trionfo della versatilità, che può significare anche accanimento verso la conservazione, è difficile sperare di poter considerare gli strati di storia depositati sulle facciate dei nostri edifici, come un sistema attendibile di misurazione del tempo: questo tempo con difficoltà ci permette di assistere agli effetti del proprio passaggio. Rispettare le condizioni di sedimentazione di un pensiero, o lavorare ad un'opera che non abbia fine, poi, non è quasi mai contemplato.
In che misura (o in base a quali misure) un oggetto dichiara la propria appartenenza ad uno spazio? E quindi in che modo quest'oggetto potrà mostrare tutta la propria indifferenza, verso questo spazio? Dopodiché, e nel frattempo, affinché uno spazio funzionale ad un'attività -non questo e non adesso-, possa comportarsi come il paesaggio, è necessario che venga evacuato, abbandonato, bombardato?
Vale a dire, dato che ogni intenzione, ogni progetto, si distanzia per definizione dallo spontaneo comportarsi che è del paesaggio, come può uno spazio offrirsi alla propria trasformazione, definitivamente?
Nel trionfo della versatilità, forse la sola possibilità che un oggetto o una struttura, possa totalmente appartenere al proprio contesto, partecipando al suo modificarsi, sta nel desiderio di permanenza. E quindi di definitiva scomparsa.
Tipologia: Personale
durata
dal 06/03/2010 al 30/04/2010
giorni e orari
dal martedì al sabato 15.30 - 19.30 e su appuntamento.
chiusura
Domenica e lunedì
artisti: Margherita Moscardini
curatori: Roberto Daolio
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