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02:42 - 21 marzo 2010


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Vade Retro seconda parte

"Si avvisano i gentili visitatori che la mostra è stata rinviata a data da definirsi".
Questo è il messaggio che ormai da dieci giorni accoglie i visitatori che si recano alla mostra Arte e Omosessualità. Da von Gloeden a Pierre et Gilles ospitata a Palazzo della Ragione a Milano.

Le voci e le polemiche su questa mostra si rincorrono ormai da tempo, realizzata la conferenza stampa e l’inaugurazione blindatissima, nessuno ha più potuto vedere l’esposizione.
Il sindaco Letizia Moratti ha ordinato di ritirare il catalogo e ha chiesto di rimuovere le opere che possano urtare la sensibilità e i valori di tutti. Il sindaco inoltre, d'accordo con i capi delegazione dei gruppi consiliari della maggioranza, ha deciso la rimozione di altre dieci opere, (oltre alla statua del papa e la foto con Gesù), per i riferimenti alla religione e alla pedofilia.
Così anche l’assessore alla Cultura ha auspicato la chiusura della mostra, già decisa dagli organizzatori. La mostra si farà in un'altra città con le opere censurate. E gli organizzatori del Mardi Gras di Torre del Lago si sono candidati per ospitare la mostra durante la nona edizione del festival.

Una mostra recensita e pubblicizzata oramai tramite le polemiche lasciando spesso poco spazio ai contenuti e la vera materia di tanta censura: le opere.
La mostra curata da Vittorio Sgarbi ed Eugenio Viola vuole raccogliere diverse indagini sul rapporto con l’omosessualità partendo dalla più classica pittura per arrivare alla più patinata fotografia.

La sezione fotografica curata da Eugenio Viola vede un percorso da Bruce of Los Angeles a Mappelthope fino a Pierre et Gilles. Gli esempi sono molti dalla ridefinizione contemporanea del nudo classico di Mapplethorpe, ai suggestivi scenari di Bruce Weber; dal glamour David LaChapelle con la foto di Elton John tra tigri e fiori, ai travestimenti di Ugo Rondinone.
Della sezione tra gli interventi più interessanti forse l’imponente pala di Pierre et Gilles dove il nudo maschile viene riproposto secondo gli schemi dell’iconografia cattolica e trasformato in sexy icona dell’immaginario gay contemporaneo; e l’intervento del giovane italiano Nicola Gobbetto che ci accoglie alla mostra con la scritta Disneyland, dove le lettere sono formati da frame di immagini tratte dalla pornografia gay maschile.

Vittorio Sgarbi ripercorre invece un'iconologia meno sfrontata e più allusiva, un discorso legato al passato e che guarda più alla pittura e al disegno.
Prendendo l’avvio dalle stampe di von Golden,che facendo riferimento alla mitologia greca, ritrae giovinetti belli e poveri che ammiccano a pose classiche; si vuole proporre un complesso percorso, un incerto punto di vista. Così sono entrate, senza metodo, ma per consonanze e affinità elettive, opere che documentano o dichiarano la loro origine ambigua o spudorata: alcuni scultori degli anni trenta come Valore Germignani, Eugenio Baroni, Bruno Innocenti.
I disegni di Tono Zancanaro che indaga sulla letizia della sessualità, le riproposizioni in stile michelangiolesco del corpo maschile di Leonor Fini e Filippo Dobrilla, e forse l’esempio più fresco rappresentato dal tedesco Norbert Bisky che propone pitture di biondi e giovani ragazzi in soleggiate spiaggie.

Niente di offensivo direi , e al tempo stesso niente di esaustivo.

Una mostra che infondo ripercorre una iconografia che da sempre ha convissuto e ha dialogato con la storia dell’arte senza doversi per forza etichettare come omosessuale.
In realtà una riflessione critica forse va fatta ma riguardo ilmessaggio complessivo che la mostra dovrebbe dare, innanzitutto partendo dalla quasi totale assenza dell’universo femminile, sia di artiste che di soggetti, come se l’omosessualità fosse un universo prettamente maschile.

Le opere forse dialogano male tra di loro, (l’allestimento milanese rendeva poi altrettanto ostica la fruizione) se non per una massima comune estetizzazione del corpo maschile.
Arte e Omosessualità vuol dire nudità? Forse sì e allora, visto il tema su cui si è cercato di indagare, avrei visto meglio un antologica delle ultime campagne pubblicitarie degli stilisti Dolce&Gabbana: nessuno si sarebbe offeso e, nel caso di censura, al macero sarebbero finite solo delle mutande leopardate.

Data e luogo della mostra da definirsi

davide tomaiuolo

(26 lug 2007)

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