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02:42 - 21 marzo 2010
Home > Recensioni > Italics a Venezia: la mostra più discussa della stagione
La discussa mostra Italics, a Palazzo Grassi, presenta più di cento artisti italiani dagli anni di piombo all'attualità; presenta due generazioni d'artisti e quarant'anni di scoperte. Il curatore Francesco Bonami si ispira alla mostra curata da Germano Celant nel 1995 a New York, The Italian Metamorphosis, 1943-1968, al Guggenheim Musem.
Nelle sale, attraverso opere di mostri sacri dell'arte italiana e opere di artisti emergenti o addirittura dimenticati, vengono indagate tutte le sfaccettature delle correnti che hanno caratterizzato questi decenni. All'esterno di Palazzo Grassi lo sguardo dello spettatore viene catturato dall'Autoritratto di Alighiero Boetti. Nella grande sala a piano terra Maurizio Cattelan è presente con una delle sue opere più riflessive, All, del 2008. Continuando il percorso si incontrano Merz, Fabro, Penone Pistoletto e tutti i protagonisti dell'arte povera tranne Kounellis, che nell'ambito delle polemiche attorno alla mostra ha chiesto e ottenuto di essere rimosso. Si passa poi alla Transavanguardia con Cucchi, Clemente e Chia. Si incontrano opere misteriose come Senza Titolo di De Dominicis, un cubo di pirite incastonato in un sasso grezzo con disegni a grafite. Si viene trasportati ai funerali di Togliatti grazie all'omonima opera di Guttuso, esposta nella stessa stanza di Vedova Blu di Pascali, un enorme ragno peloso blu e Compagni Compagni di Schifano.
Le rappresentanti femminili dell'arte italiana stupiscono: Marisa Merz con la sua Fontana, una vasca in piombo intesa come luogo generatore di vita, Margherita Manzelli, giovane artista che raffigura adolescenti già vecchie nel profondo, Paola Pivi, con i suoi fondoschiena irriverenti e Vanessa Beecroft che indaga il ricatto della bellezza con il suo Book of Food I.
La mostra indaga anche il tema scottante della mafia, con le fotografie estremamente crude di Letizia Battaglia e, in modo più astratto con un Cretto di Burri. Viene dato spazio a Carlo Zinelli e Fernando Melani, artisti forse meno conosciuti ma degni di lode. Presenti anche Francesco Vezzoli con An Embroidered Trilogy e Giuseppe Gabellone con Km 2,6 , video in cui ricopre mobili con nastro adesivo, in una sorta di trance maniacale e ancora Vedova, Castellani, Alviani e Accardi, Uncini, Zorio e Garutti. La mostra è una visione completa di un'Italia piena di creatività ritratta in modo quanto mai attuale dall'Italia d'oro rovesciata di Luciano Fabro.
Laura Brignoli
(12:40 - 14 ott 2008)