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02:56 - 21 marzo 2010
Home > Recensioni > Lo spazio interiore nella collettiva di The Flat a Milano
The Flat-Massimo Carasi ospita una collettiva di tre giovani artisti europei: Emmanuelle Antille, svizzera, Michael Johansson, svedese, e Oliver Pietsch, tedesco.
Il titolo, "The Inner Space", evoca una ricerca dello spazio personale di ogni individuo, partendo inizialmente dallo spazio fisico delle opere.
Entrando nella sala, lo spettatore è accolto da una serie di fotografie, realizzate da Emmanuelle Antille, raffiguranti persone ricoperte di tatuaggi, ritratte in momenti intimi e segreti della loro vita; una dolcezza negli sguardi e nelle pose che si contrappone all'aggressività dei disegni e dei piercing sui loro corpi. L'artista, che nel 2003 aveva rappresentato la Svizzera nei giardini della Biennale di Venezia, presenta in anteprima mondiale anche un video, Strings of affections, nel quale una donna dipana dei fili di lana per tutto il suo appartamento, creando una sorta di ragnatela delle sensazioni e delle emozioni, una propria architettura mentale in cui si muove chiudendo gli occhi, quasi seguendo una musica interiore.
La ricerca di Michael Johansson si muove invece verso l'arte ambiente, citando le accumulazioni di Arman; le sue accumulazioni ricreano però dei solidi geometrici, che occupano uno spazio fisico ben definito da ogni oggetto che li compone. Ogni vuoto possibile, nelle sue sculture, è colmato da un oggetto che ha un potere evocativo, racconta una storia.
Anche Oliver Pietsch in un certo senso, nei suoi video, lavora per accumulazione: raccoglie e combina immagini di film, ricreando quindi nuove sequenze e storie. The Shape of Things, è un'indagine sull'inconscio e sul sogno, che fonde scene eterogenee, da Alien al Mago di Oz, in un lirismo eccezionale, creando nello spettatore una riflessione sulle emozioni più nascoste.
Laura Brignoli
(07:00 - 23 dic 2009)