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02:18 - 12 marzo 2010
Home > Recensioni > Fotografia astratta dalle avanguardie al digitale
Definire un'opera astratta non è facile: le parole tolgono sempre qualcosa, oppure "descrivono" troppo. Definire una fotografia astratta, può rivelarsi un'impresa ardua. Non è tanto l'aggettivo a creare problemi, ma il sostantivo. Con il termine fotografia vengono infatti classificate una lunga serie di sperimentazioni che possono o meno essere il risultato dell'utilizzo del corpo-macchina vero e proprio. La selezione di artisti-fotografi presente all'esposizione Fotografia astratta dalle avanguardie al digitale al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, offre un piccolo campionario delle molte sfaccettature della fotografia nella sua accezione astratta.
Diverse per tecnica, datazione, scelte "iconografiche", le immagini esposte sono legate tra loro da un sottile filo, che è poi il risultato di una selezione critica, che le rende partecipi di un medesimo clima, di un comune sentire. Ci sono lavori che, a ben guardare, mantengono qualche legame con la realtà. È il caso degli scatti di Franco Fontana e di Mario Giacomelli o delle impressioni casuali sugli spezzoni iniziali della pellicola del più giovane Silvio Wolf, in cui si possono riconoscere evidenti riferimenti paesaggistici, ma trattati in modo tale che il soggetto perde di importanza, lasciando in evidenza solo le "linee costruttive" della composizione.
Di astrazione geometrica, con ben altri risultati, si occupa Luigi Veronesi, seguito, in chiave optical, da Franco Grignani. Vicine al clima informale sono le soluzioni di Nino Migliori e, in parte, di Paolo Monti e Aaron Siskind (anche se in questo caso, la datazione esula dagli anni cruciali della pittura gestuale vera e propria). L'interesse per la matericità delle superfici naturali è portato avanti da Roberto Masotti, che ottiene risultati affini a quelli dei land artists.
La "macchia" è protagonista dei chimigrammi di Pierre Cordier e di Olivo Barbieri, nel secondo caso con esiti surreali a causa della titolazione "letteraria". Legati ancora alla tecnica fotografica analogica sono i ritratti Polaroid di Paolo Gioli, disturbati però da elementi di forma astratta che "agiscono" sui volti fino ad oscurarli. Di frammentazione e ricomposizione di immagini digitali si occupa invece Jean-Louis Garnell, nella sua più recente fase di ricerca. Questo per citare solo alcune caratteristiche dei nomi presenti in mostra. Un insieme, non certo esaustivo, di quello che è stato, ed è, la fotografia astratta, ma un punto di partenza per approfondire un aspetto poco conosciuto di una tecnica che ancora oggi si fatica a classificare come "arte", ma che vanta una lunga lista di debiti di riconoscenza da parte delle discipline artistiche canoniche.
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anna comino
(13:25 - 18 dic 2009)