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00:18 - 11 marzo 2010
Home > Recensioni > Wall Drawings di David Tremlett
Pensare e agire. Quasi tutti i processi di creazione artistica seguono questa elementare regola. Pensare. Cioè ideare, progettare, disegnare. Agire. Ossia realizzare, passare cioè dalla teoria alla pratica. Sequenza quanto mai importante nel caso di David Tremlett, che ha fatto della scissione in due momenti completamente distinti, il motivo ricorrente della sua arte.
I suoi wall drawings nascono nella mente, frutto delle mille suggestioni e scoperte fatte nel corso degli anni in giro per il mondo. Il passaggio alla carta è d'obbligo, più per necessità pratiche (la riduzione in scala del progetto) che per una reale voglia di mettersi alla prova con varianti e modifiche. Chiusa la fase del pensare si potrebbe quasi sostenere che l'opera è fatta, tanto le diversità tra il disegno preparatorio e le reali soluzioni esecutive sono trascurabili. L'agire prevede un "Drawn, Rubbeb, Smeared". È a questo punto che Tremlett, coadiuvato dal suo collaboratore Peter Smith, può misurarsi direttamente con il muro.
I pastelli, la grafite, il grasso vengono applicati sulle pareti con le mani: disegnati, strofinati, spalmati. Stesure niente affatto uniformi, dense o trasparenti che animano di colori, strisce, lettere la Galleria A Arte Studio Invernizzi. Un progetto pensato appositamente per questi spazi, studiato nei minimi dettagli per sfruttare anche aree difficili, normalmente non destinate alle opere. Gli otto interventi, di natura moderatamente invasiva, si adattano all'ambiente esistente ma, nello stesso tempo, lo "piegano" alle proprie esigenze di continuità rappresentativa.
Echi di paesi lontani si affacciano nei richiami di certi titoli o nei nomi di città evocati dall'andamento ondulatorio di una realizzazione murale. Ma sono solo suggestioni, dal momento che la narrazione è ridotta a zero. Si percepisce solo il ritmo di fondo. Gli accordi cromatici, formali e volumetrici fanno il resto, dando corpo e respiro ai lavori. Una stimolazione coinvolgente che risveglia i sensi, chiamandoli in causa per la buona riuscita del processo di simbiosi in atto. Una vitalità che, però, ha i giorni contati e di cui, al termine della mostra, resterà solo una documentazione fotografica.
anna comino
(22:55 - 02 gen 2010)