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00:08 - 04 settembre 2010
Home > Recensioni > Gabellone allo Studio Guenzani
Le otto fotografie, di Giuseppe Gabellone, si presentano in un'interazione tra scultura e paesaggio entrambi impressi nell'atto finale della fotografia.
Ogni immagine fotografica si presenta serigrafata su un panneggio sostenuto da un telaio in metallo; il tutto si pone come una "finestra di chiusura della profondità", che sembra però aprirsi ad un mondo altro. Sconfinando infatti in una dimensione più interiore, sembrerebbe che l'artista voglia dare corpo, nel senso fisico del termine, ai propri ricordi visivi.
Una visione quasi scultorea prende forma dal movimento del panneggio, creando volumi sui corpi dei bambini che giocano, sulle "esplosioni materiche" che compongono volti e fluidi che divengono magma.
Sono questi i soggetti delle serigrafie di Gabellone, studiati in bianco e nero e a colori incandescenti, in rapporto a volte stretto a volte antitetico con i toni desaturati del paesaggio circostante. L'armatura retrostante sostiene questi spinnaker d'autore in un frame che sì riesce a sorreggerli, ma non impedisce ai panneggi di prendere-perdere forma col soffiare del vento. La scultura quindi può diventare dinamica e il ricordo visivo tridimensionale.
E' come se queste immagini potessero in qualche modo parlare, ricordare, soffrire, gioire: qui il limite bidimensionale del prodotto fotografico viene superato e rielaborato offrendo dentro il tempo e lo spazio dello spettatore un frammento-tempo tangibile, tridimensionale.
Come in un sogno Gabellone fa coabitare nello spazio lo scorrere e il divenire (del tempo) con il flashback (del ricordo) immutabile ma dinamico.
Rossana Nuzzo
(16:45 - 25 gen 2010)