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00:21 - 11 marzo 2010


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Alexander Calder a Roma

"Da cosa ha origine l'arte? Da masse, direzioni, spazi ricavati nello spazio circostante, l'universo. Masse diverse, leggere, pesanti, di medio peso - ottenute con variazioni di dimensione e colori - linee direzionali - vettori che rappresentano velocità, moti, accelerazioni, forze, etc. - linee che formano angoli e sensi significativi, che insieme definiscono una grande risultante, o più d'una. Spazi, volumi suggeriti da minimi contrasti con la loro massa, o che li contengono, giustapposti, penetrati da vettori, attraversati da moti. Niente di tutto questo è fisso".

Era il 1932, quando Alexander Calder firmava questa dichiarazione apparsa sul primo numero di "Abstraction-Création, Art Non Figuratif". In poche righe è riassunta tutta la poetica di un artista che ha saputo rivoluzionare le polverose regole della scultura tradizionale. Calder. Scultore dell'aria, in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma, segue passo dopo passo il percorso creativo di un uomo che ha nobilitato materiali poveri di uso corrente, trasformandoli in preziosi strumenti atti a definire spazi e volumi attraverso il semplice movimento rotatorio di linee. Partendo dalle sculture figurative in fil di ferro degli anni '20, Calder ha affinato la tecnica che gli avrebbe permesso di definire masse inesistenti attraverso il gioco grafico generato dall'oscillazione prima, dalla rotazione poi, di sottili strutture metalliche mosse dallo spostamento d'aria. Precursore di quell'arte cinetica che avrebbe visto la luce solo negli anni Sessanta, Calder, con i suoi mobiles (azzeccato nome che dobbiamo a Marcel Duchamp), ha scardinato i secolari rapporti esistenti tra volume, staticità (spesso associata alla frontalità), simmetria e spettatore. La sorpresa, l'imprevisto, la disparità, la partecipazione diventano le nuove costanti dell'esperienza, in cui parte del progetto è frutto di uno studiato calcolo, il resto è lasciato al caso, alle possibilità combinatorie delle rotazioni. La mostra inizia con i lavori giovanili: i primi oli figurativi, inchiostri e acquerelli dedicati allo studio degli animali, sculture zoomorfe in lamiera o in fil di ferro e anche piccoli bronzi. Il passaggio agli anni Trenta segna l'inizio dell'astrazione vera e propria, testimoniata da mobiles di piccole, medie e grandi dimensioni, da stabiles e maquette di opere monumentali, gioielli e una scelta di gouache su carta, che sono il vero banco di prova delle suggestioni cromatiche delle opere definitive. Un ulteriore contributo è dato da una selezione di fotografie storiche di Ugo Mulas che ritraggono le sculture, (spesso in rapporto con il loro creatore), ma anche il Calder artista in contrapposizione al Calder uomo. A chiudere, una serie di film d'autore sull'artista americano, proiettati a ciclo continuo nelle sale del piano superiore.

anna comino

(17:29 - 05 feb 2010)

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