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07:38 - 01 agosto 2010
Home > Recensioni > Turi Simeti: un mondo di ellissi
Moltissimi artisti, a un certo punto del loro percorso, si imbattono in un soggetto o in un metodo tecnico col quale si identificano a tal punto da farlo diventare l'unica alternativa possibile, vuoi per autentica passione, vuoi per soldi. Per Fontana è stato il taglio della tela, per Flavin il neon, per Rotella i manifesti strappati, per Yayoi Kusama i pois, per Arnaldo Pomodoro le sfere in bronzo, per Turi Simeti l'ellisse.
Da cinquant'anni il siciliano ritrae la sua figura geometrica preferita in centinaia di varianti senza dare segni di stanchezza. Lo fa con una tecnica tutta sua, nata dall'incontro tra il razionalismo dell'arte programmata e minimalista e lo sperimentalismo di Alberto Burri. Simeti lavora per sottrazione, toglie, semplifica, fino a quando dell'ovale non restano che nome, forma e colore. Tre ovali rossi, Quattro ovali bianchi, Cinque ovali blu, Ovali in progressione, Due ovali metallizzati: i titoli delle opere riflettono semplicemente ciò che l'occhio vede, senza suggerire significati nascosti. O forse, proprio per la loro neutralità, lasciano libero chiunque di trovarne uno a piacimento. Fissando al telaio dei supporti aggettanti in legno, nascosti sotto la superficie dipinta, Simeti fa sporgere i suoi ovali verso l'osservatore creando giochi di ombre e volumi, di cui la Galleria Ala raccoglie una ventina di esempi tra il 1992 e il 2009. Con Simeti ci vuole pazienza. La prima tela lascia piuttosto indifferenti, dopo cinque ci si abitua al soggetto, alla decima ci si chiede quanto andrà avanti, alla quindicesima si prova noia mista a stima per tanta dedizione e alla ventesima è ora di decidere da che parte stare.
Fontana, Flavin, Rotella, Kusama, Pomodoro, Simeti: li si ama o li si odia. Certamente deve amare moltissimo Simeti chi, il 10 febbraio scorso da Sotheby's Londra, si è portato a casa Weisses Strukturbild, una tela sagomata del 1962, per quasi 70.000 euro, la somma più alta mai pagata per un'opera dell'italiano.
Stefano Ferrari
(17:48 - 02 mar 2010)