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17:00 - 10 settembre 2010
Home > Recensioni > L'antologica di Roy Lichtenstein a Milano
Opera dell'arte estratta dalla storia e trasformata in un fumetto, in immagine giocosa, bidimensionale e dai colori privi di chiaroscuro; una "post-produzione" che tende a cancellare il "significante" dell'originale, conferendo alla riproduzione uno stile del tutto inedito e personale.
Profondità e complessità, esistono solo sulla superficie della nuova immagine, ottenuta grazie alla meticolosità del dettaglio e della precisione, mediante reticoli e altri strumenti atti a rendere il dipinto una stampa. Questo il percorso di Roy Lichtenstein, ricostruito in un'antologica alla Triennale di Milano
La mostra è suddivisa in sezioni, la prima dedicata agli anni Cinquanta per poi proseguire con i primi anni Sessanta e la Pop Art, durante i quali Lichtenstein definisce il proprio stile, raggiungendo una stilizzazione che muta l'opera da originale, in prodotto "artificiale", costruito da una forza comunicativa capace di ingigantire o isolare le "forme note".
Si passa poi alle nature morte di matrice matissiana, cubista e allo stesso tempo ispirata da artisti americani.
Opere ispirate al Futurismo, analizzate come conseguenza del Cubismo; altre ispirate a Legér per le allusioni all'industria e alla meccanica, che spingono l'artista alla sperimentazione di una geometria e modularità assoluta.
In opere come: ImperfectePerfect Painting degli anni Ottanta, invece, l'astrazione geometrica pura si manifesta con un continuo incrociarsi e congiungersi di linee, alcune che sconfinano dalla tela, conferendo una visione tridimensionale dell'opera.
Elementi surrealisti convivono in altre opere, ed evocano suggestioni Magrittiane, quali l'occhio, o il richiamo a Man Ray con la lacrima.
Il percorso di questa mostra si propone di presentare la produzione meno nota di Lichtenstein; opere caratterizzate dall'uso di materiali nuovi, quali il rowlux, un polimero che dona movimento e un effetto caleidoscopico nei cosiddetti "paesaggi come iconografia";Amerind Landscape, arazzo con motivi dei nativi americani, rivisitati in stile pop: qui le immagini corrispondono all'immaginario comune sugli indiani.
La mostra chiude con l'ultima produzione, un rimando a paesaggi cinesi, nebbiosi; queste opere sembrano riflettere il desiderio di purificazione e ritiro spirituale dell'artista in paesaggi tanto incantati.
Rossana Nuzzo
(11:28 - 06 apr 2010)
Vista oggi pomeriggio!
Mi è molto piaciuta.
Personaggio strano Lichtenstein, non sempre viene studiato in modo approfondito, anzi, di solito le sue opere vengono accostate nel famoso capitolo "Pop" accanto a quelle di Andy Worhol.
Mi son piaciute le sue analisi sui vari movimenti storici con questi colori da campionario molto semplici ma che aprono la strada a tutto un modo caricaturiale/fumettistico.
Per la prima volta mi sono accostata anche alle sue sculture che conoscevo poco: mi hanno molto colpito le ombre che generano, fantastico. Molto divertente è la sezione dedicata alla caricatura della pennellata e forte e la sua scultura.
Un personaggio tutto da scoprire insomma...ebbravo Roy!